Faglia di Tremestieri: nuove evidenze di deformazione superficiale sull’Etna
di Raffaele Azzaro e Carla Musumeci
Il terreno si muove lentamente: piccoli spostamenti che segnano il territorio
Il contesto: un territorio che si muove
L’Etna ci affascina con i suoi panorami ed eventi eruttivi spettacolari, ma allo stesso tempo silenti processi dinamici accompagnano l’attività di questo vulcano. In molti casi questi movimenti sono dovuti alla presenza di faglie, fratture del terreno accompagnate dallo spostamento di una o entrambe le parti. Una di queste è la Faglia di Tremestieri (Figura 1), che attraversa il versante meridionale dell’Etna dal comune di Nicolosi fino a Tremestieri Etneo, ed è caratterizzata nel suo settore più meridionale da movimenti lenti e continui, noti come creep asismico. Questi piccoli spostamenti impattano sul territorio soprattutto quando interessano aree urbanizzate. Se osservati attentamente, raccontano molto sui processi geologici e vulcanici in atto sui versanti dell’Etna, ed in particolare su quello meridionale. I movimenti asismici di molte delle faglie che attraversano questo settore dell’Etna sono una realtà ben conosciuta non solo dagli scienziati che studiano il fenomeno, ma anche dalla popolazione che vive e subisce gli effetti di danno legati a questa “insidiosa” fenomenologia.

L’area di studio si trova in un contesto geodinamico complesso, dove l’attività del vulcano si combina con la deformazione regionale legata al contatto tra la placca africana e quella eurasiatica. In un’area dove vulcani e faglie interagiscono continuamente, ogni frattura diventa un indizio prezioso per capire come la crosta terrestre si adatta e si deforma sotto l’influenza congiunta di tensioni tettoniche e movimenti magmatici.
I piccoli terremoti del 17 e 18 novembre 2025
Nei giorni 17 e 18 novembre 2025, la rete sismica dell’INGV ha registrato 9 eventi sismici localizzati nel versante sud dell’Etna, principalmente tra Pedara e Mascalucia (Figura 2). Si tratta di terremoti di energia modesta, con Magnitudo locale (ML) compresa tra 1.5 e 2.5 ed estremamente superficiali, prossimi al piano campagna. Le scosse più energetiche del 17 novembre – 04:30 UTC, ML 2.5; 12:12 UTC, ML 2.5; 12:17 UTC, ML 2.4 – sono state chiaramente avvertite dalla popolazione (Intensità max IV EMS) nell’area compresa tra Pedara, Mascalucia, Tremestieri, S. Agata li Battiati e Gravina di Catania (dati HSIT, https://www.hsit.it/).

Sulla traccia della faglia: cosa abbiamo osservato sul campo
A seguito di segnalazioni di fenomeni di fratturazione al suolo nel comune di Tremestieri Etneo, è stato effettuato un sopralluogo volto a verificarne l’entità e gli eventuali effetti. L’area ispezionata corrisponde al settore meridionale della Faglia di Tremestieri, nel tratto che attraversa l’omonimo comune, storicamente noto per le continue e talvolta intense fenomenologie da creep (Figura 3).

Fratture, rigetti e sollevamenti: il terreno si muove
Il rilievo è stato condotto lungo la zona di faglia che attraversa l’abitato di Tremestieri. La prima osservazione è stata fatta nel piazzale antistante il Circolo Didattico “Teresa di Calcutta”. Qui osserviamo fratture già note che rappresentano le tracce di movimenti passati. Il terreno parla, e basta osservarlo con attenzione per capirne la dinamica: si nota la generale riattivazione di fratture preesistenti, caratterizzate da un movimento laterale destro dei due blocchi fagliati, con spostamento massimo di circa 1.5 cm (Figura 4a-d).

Procedendo nell’adiacente via Ravanusa, il sistema di fratture – almeno 2 principali con in mezzo una fascia di piccole rotture disposte a gradini, sfalsate o oblique – mostra dislocazioni dell’ordine del centimetro (Figura 5a); in prossimità delle fratture, la rottura di una tubazione dell’acqua testimonia lo stress deformativo cui è sottoposta l’area (Figura 5b).

Dopo aver attraversato un complesso condominiale il cui cortile è interessato dal sistema di fratture, si giunge nella “piazzetta” sita lungo la via Etnea. Qui le deformazioni sono particolarmente evidenti (Figura 6a), sia per la chiarezza dei rigetti sia perché si sommano alle ben conservate fratture preesistenti (Figura 6b). La dislocazione è caratterizzata da un rigetto verticale di 0.5 cm e da un rigetto orizzontale di 1 cm; risulta ben evidente la componente laterale destra (Figura 6c), che causa anche vistose deformazioni “in compressione” (Figura 6d). I siti sopra descritti sono posizionati lungo il settore di faglia privo di evidenze morfologiche (faglia nascosta sensu, maggiori dettagli su questo tipo di faglie sono indicati in bibliografia).

Procedendo verso nord ovest, lungo via Cavour, il tratto di faglia caratterizzato da una scarpata ben evidente non presenta deformazioni o riattivazioni delle fratture presenti. Solo alcune centinaia di metri più a monte, lungo la SP 3/II “Tremestieri-Mascalucia”, si osserva la riattivazione di una importante frattura storicamente ben conosciuta, che ha causato la rottura di una tubazione dell’acqua (Figura 7a); anche in questo caso si osserva una cinematica prevalentemente estensionale e spostamenti dell’ordine di 1 cm (Figura 7b).

Si è ispezionato, infine, anche il tratto più settentrionale della Faglia di Tremestieri, senza trovare alcuna evidenza di fratture al suolo.
Cosa ci insegnano questi fenomeni
I rilievi lungo il settore meridionale della Faglia di Tremestieri ci raccontano una storia di movimenti lenti ma costanti (creep asismico). Non si tratta di eventi inattesi: questo settore è noto da tempo per il ripetersi di fenomenologie simili. Il tratto interessato dal creep asismico si estende per circa 1 km, e la deformazione diminuisce gradualmente da valle verso monte. Infatti, la porzione più a nord di questa faglia risulta “bloccata” nel movimento lento asismico, a causa della presenza di asperità e irregolarità della superficie distribuite lungo il piano di faglia: è proprio la rottura di queste asperità a generare i terremoti del 17 e 18 novembre, sopra descritti.
Le fratture osservate sul campo mostrano movimenti laterali destri coerenti con la cinematica della faglia. Questi dati ci ricordano che anche faglie apparentemente “silenziose” possono produrre deformazioni continue e rilevanti, con possibili conseguenze per strade, edifici e, in generale, per la pianificazione urbana.
Il messaggio è semplice ma importante: strumenti di monitoraggio e sopralluoghi diretti sul campo sono entrambi fondamentali per documentare i fenomeni, contribuendo a una gestione più sicura e consapevole del territorio.
Bibliografia
Azzaro R., Branca S., Gwinner K. & Coltelli M., 2012. The volcano-tectonic map of Etna volcano, 1:100.000 scale: morphotectonic analysis from high-resolution DEM integrated with geologic, active faulting and seismotectonic data. It. J. Geosciences (Boll. Soc. Geol. It.), 131 (1), 153-170.
Barberi, G., Di Grazia, G., Ferrari, F., Firetto Carlino, M., Giampiccolo, E., Maiolino, V., Mostaccio, A., Musumeci, C., Scaltrito, A., Sciotto, M., Tusa, G., Tuvè, T., & Ursino, A. (2020). Mt. Etna Revised Seismic Catalog from 2020 (EtnaRSC2020) (Version 1) [Data set]. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). https://doi.org/10.13127/ETNASC/ETNARSC2020.
Rasà R., Azzaro R. & Leonardi O., 1996. Aseismic creep on faults and flank instability at Mt. Etna volcano, Sicily. In. W.J. McGuire, A.P. Jones and J. Neuberg (Eds.), “Volcano instability on the Earth and other Planets”, Geological Society Special Publication 110, 179-192, ISBN 1-897799-60-8.
