Ferdinandea

Ubicazione e altezza massima: Sicilia, 37°09’498”N, 12°43’07”E; = -6.9 m b.s.l.
Superficie totale: ≈ 4 km²
Tipo di vulcano: campo vulcanico monogenico
Tipi di eruzioni prevalenti: effusive, stromboliane, pliniane
Fenomeni attuali prevalenti: fumarole, rilascio di gas
Inizio attività eruttiva: 1831
Ultima eruzione: 1863
Stato di attività: quiescente

L’ isola Ferdinandea, anche nota come “Banco Graham” (nella letteratura scientifica internazionale riportato come Graham Volcanic Field, GVF) è uno dei vari vulcani sommersi del mar Mediterraneo ed in particolare nel settore nord-ovest del Canale di Sicilia. Il GVF è composto da una decina di coni, disposti lungo un piccolo basamento ad andamento N-S, lungo quasi 12 km e largo 3 km (Figura 1).

Figura 1 – A: Carta morfo-batimetrica dell’area di studio raffigurante i banchi Graham, Nerita e Terribile e la decina di conetti che formano il “Graham Volcanic Field”, evidenziato nel riquadro blu e poi in figura B. Estratto da Cavallaro & Coltelli, 2019.

Recenti ricerche oceanografiche hanno evidenziato che il Banco Graham costituisce – con i vicini Banchi “Terribile” e “Nerita” – uno degli apparati associati al vulcano sottomarino Empedocle, un grande edificio vulcanico che si eleva mediamente di circa 500 metri dal fondo del mare, nel Canale di Sicilia. Insieme alle isole di Pantelleria e Linosa il GVF fa parte di un più vasto campo vulcanico, poco esplorato, che si è sviluppato per la dinamica distensiva attiva nel Canale di Sicilia.
Il cono sottomarino dell’isola Ferdinandea eruttò il 7 luglio del 1831 e progressivamente formò un cono vulcanico alto circa 65 m, largo poco meno di 300 e con un perimetro di quasi 1 km, che affiorava appena di 4 m sul livello del mare (Figura 2).

Figura 2 – Camillo De Vito, 1831, Eruzione dell’isola Ferdinandea

L’eruzione che cessò il 20 agosto lasciando al centro una piccola mofeta fumante e ribollente e destò una vivace curiosità tra gli studiosi e avventurieri dell’epoca che raggiunsero la zona per osservarne e descriverne i fenomeni. Da queste osservazioni di crociera, si ricavarono descrizioni scientifiche, stampe che raffigurano il vulcano (Figura 3) e campioni geologici del materiale eruttato che sono tuttora collezionati in alcuni musei.

Figura 3 – Immagine estratta da “Views and Description of the late Volcanic Island off the coast of Sicily”, 1831, di George Walter Smythe. L’originale è conservato presso la British Library.

Le descrizioni riportano sismicità, un mare con “acqua in ebollizione” e da cui si alzavano fumi tossici, così come un’eruzione esplosiva visibile da terra (Sciacca, Menfi, Mazzara e Marsala). L’isola era costituita da tephra (ceneri fini, lapilli e scorie più o meno dense e blocchi di lava, di colore nero-rossastro) che risultarono essere altamente cristalline, di tipo basaltico e con arricchimento in sodio. Sulla base delle descrizioni storiche, come quella del professore dell’Università di Catania, Carlo Gemellaro, e delle caratteristiche dei prodotti, l’attività eruttiva può essere quasi certamente definita di tipo surtseyano. A causa della fragilità delle rocce di cui era costituita e dell’assenza di ulteriori attività eruttive, l’isola fu erosa dal mare nel giro di un paio di mesi; le cronache riportano altre due emersioni nel 1846 e nel 1863.
Oggi, il Banco Graham, sommerso a meno 6.9 m, rappresenta il relitto dell’isola e può essere esplorato. In tempi recenti, sono stati prelevati alcuni campioni di roccia grazie alla realizzazione di un metanodotto ed eseguite indagini del fondo del mare per ricerche scientifiche.

Link utili:
https://volcano.si.edu/volcano.cfm?vn=211070 (Campi Flegrei del Mar di Sicilia)
https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/feart.2019.00311/full