Colli Albani

Ubicazione e altezza massima: Lazio, 41°45′25″N, 12°44’39” E; Maschio delle Faete = 956 m s.l.m.
Superficie totale: ≈16000 km² (considerando il tavolato più vecchio o 64 Km² solo la caldera)
Tipo di vulcano: campo vulcanico poligenico
Tipi di eruzioni prevalenti: effusive, stromboliane, pliniane, ignimbritiche
Fenomeni prevalenti: sismicità, sporadiche emissioni gassose, diffusa circolazione idrotermale, deformazioni del suolo
Inizio attività eruttiva: 600.000 anni
Ultima eruzione: 36.000 anni
Stato di attività: quiescente

I Colli Albani, situati a circa 20 a sud est dal centro di Roma, sono un complesso vulcanico dell’Italia centrale dove ancora si riscontrano indizi di attività vulcanica quali: circolazione idrotermale, sismicità e lievi movimenti del suolo. Il complesso è ciò che resta di tre diversi edifici vulcanici parzialmente sovrapposti.

Il più antico è quello del Vulcano Laziale che ha generato diverse eruzioni esplosive e prodotto un esteso basamento ignimbritico il cui volume complessivo è stimato in varie centinaia di km³. La violenza esplosiva e la grande quantità di materiale emesso causarono la formazione di una vasta caldera (10×12 km) all’interno della quale successivamente si manifestarono attività eruttive sia effusive che stromboliane, di modesta energia, che precedettero l’estinzione del Vulcano Laziale. Il secondo edificio vulcanico – lo stratovulcano Tuscolano-Artemisio formatosi per primo lungo il bordo calderico – è legato ad eruzioni fissurali effusive e stromboliane, alimentate da risalite magmatiche agevolate dalle rocce fratturate dal collasso. Successivamente si forma lo stratovulcano Faete che genera fontane di lava, attività stromboliana ed eruzioni subpliniane all’interno della caldera.

 

Il Lago craterico Albano, noto anche con i nomi impropri di “lago di Castel Gandolfo” o “lago di Albano”, ha una forma ovale allungata in direzione NO-SE che è attribuita a una storia eruttiva complessa (almeno cinque le diverse esplosioni che lo originarono). E’ il lago vulcanico più profondo d’Italia (168 m).
Il Lago craterico Albano. In foto, una parte dei versanti interni del cratere e il Monte Cavo (courtesy of Stefania Sicola, UniRoma3).

Il vulcanismo più recente dei Colli Albani inizia 200.000 anni fa e coincide con la formazione di coni di tufo e di maar ubicati lungo i suoi versanti occidentali e settentrionali, a sud-est di Faete. L’ultimo centro eruttivo è quello di Albano che ha prodotto depositi di scorie con età di 36.000 anni; tuttavia esistono datazioni e ricostruzioni cronostratigrafiche che estendono l’attività all’Olocene (< 10000 anni) per la scoperta di una serie di depositi recenti da colate di fango (lahars), legati a recenti esondazioni del lago. L’ultimo di questi eventi sarebbe descritto da Plutarco nelle Storie di Temistocle e Camillo e da Tito Livio nella sua Storia Naturale, i quali riportano come nel 398 a.C., al decimo anno dell’assedio di Veio, alla fine di agosto, il lago Albano improvvisamente si innalzò fino ad esondare portando morte e distruzione fino a Roma.

La composizione dei prodotti eruttati ha carattere ultrapotassico, come molti dei prodotti del vulcanismo dell’Italia Centrale, perché molto arricchita in potassio. La composizione chimica e la litologia dei depositi vulcanici derivano da una complessa interazione del magma con le rocce carbonatiche incontrate nella risalita prima di giungere alla superficie. Il residuo endogeno di tali processi è all’origine della circolazione idrica e delle emissioni gassose che permangono oggi ai Colli Albani. Il suolo dell’area emette H2S e CO2; questi gas sono la principale causa di pericolo naturale associato al distretto vulcanico romano.

Link: https://volcano.si.edu/volcano.cfm?vn=211004