Workshop su buone pratiche osservatori vulcanologici in Cile
di Laura Sandri e Claudia D’Oriano
Tra il 12 e il 18 novembre 2023 si è tenuta a Pucón (Cile) la quinta edizione del workshop sulle buone pratiche negli osservatori vulcanologici (Volcano Observatory Best Practices, VOBP), a cui hanno partecipato circa 70 persone da 22 paesi del mondo (Figura 1).

Questi workshop sono organizzati periodicamente dall’INGV e dal Volcano Disaster Assistance Program (VDAP) dell’USGS (il Servizio Geologico degli Stati Uniti) con il proposito di riunire referenti dei diversi osservatori vulcanologici del mondo per discutere ed identificare le buone pratiche nelle attività che vi vengono svolte. Il finanziamento di questi workshop da parte dell’INGV e dell’USGS permette la partecipazione di personale degli osservatori vulcanologici anche di paesi con insufficienti possibilità economiche (Figura 2).

Le precedenti edizioni dei workshop VOBP si sono svolte ad Erice nel 2011 e 2013, a Portland (Oregon) nel 2016 e a Città del Messico nel 2019, e hanno trattato i temi della previsione delle eruzioni a breve e lungo termine, della comunicazione della pericolosità vulcanica e delle operazioni svolte dagli osservatori vulcanologici durante le crisi vulcaniche.
La quinta edizione del workshop VOBP
La quinta edizione ha discusso il tema generale della comunicazione degli osservatori vulcanologici verso l’esterno. In particolare, staff degli osservatori vulcanologici, insieme a sociologi e vulcanologi di altre organizzazioni si sono confrontati su diversi temi, tra cui i ruoli e le responsabilità degli osservatori vulcanologici e delle autorità di protezione civile nella comunicazione della pericolosità vulcanica. Si è discusso anche delle relazioni tra gli osservatori e i cosiddetti stakeholders, cioè tutti quei soggetti, pubblici e privati, coinvolti in quanto presenti sul territorio. Infine, si è discusso del ruolo e dell’utilizzo dei social media nell’attività di comunicazione degli osservatori vulcanologici, della comunicazione in situazioni di emergenza durante le crisi vulcaniche e della comunicazione dei dati raccolti dagli osservatori.
Durante questa intensa settimana di lavoro (figure 3 e 4), da un lato sono emerse differenze importanti nei ruoli e nelle responsabilità tra gli osservatori di diversi Paesi, dall’altro sono stati evidenziati alcuni problemi comuni a tanti osservatori nella comunicazione sui social e durante le crisi vulcaniche. Le criticità individuate riguardano principalmente la comunicazione dei livelli di allerta vulcanica, spesso basati su fenomenologie che possono risultare di difficile comprensione da parte dei non addetti ai lavori. L’alta attrattività turistica delle aree vulcaniche, inoltre, pone problemi nella gestione degli accessi nelle aree ad alto rischio, con ricadute economiche e sociali che non aiutano la comunicazione.


Le strategie
Le strategie messe in campo per affrontare questi problemi sono state condivise e sono stati discussi metodi per condividere le buone pratiche di comunicazione, inclusi protocolli e templates. E’ stato riconosciuto come elemento imprescindibile la presenza di figure esperte nella comunicazione all’interno degli Osservatori. Devono essere queste persone a definire le strategie della comunicazione istituzionale, in collaborazione con il personale tecnico-scientifico, sia in tempi di calma che durante i periodi di emergenza.
Un aspetto importante su cui si è convenuto è la necessità, per gli Osservatori, di essere presenti e veloci nella comunicazione, e allo stesso tempo di stabilire una relazione “empatica” con l’audience, come ad esempio quella costituita dai residenti nelle aree vulcaniche o da chi ne trae interesse economico.
Nelle relazioni tra gli Osservatori e i media, diverse esperienze suggeriscono che siano gli Osservatori a proporre interviste e a instaurare un canale di comunicazione, già in tempo di calma, con il mondo del giornalismo. In questo modo risulta molto più facile per gli Osservatori utilizzare i giornalisti come cassa di risonanza dei messaggi che l’osservatorio vuole diramare.
I contenuti e i risultati del quinto workshop VOBP, come per le precedenti edizioni, saranno illustrati in un articolo scientifico di prossima pubblicazione. Verrà inoltre realizzato e mantenuto un archivio aperto per condividere materiale di comunicazione.
Le escursioni
Durante la settimana, sono state effettuate alcune escursioni geologiche. E’ stato visitato un tunnel di lava (Figura 5) nei pressi del vulcano Villarrica, il più attivo vulcano cileno (Figura 6).


Durante un’altra escursione, il gruppo ha visitato il Geoparco di Kutralkura (Figure 7, 8, 9 e 10), sito dell’UNESCO, sovrastato dal vulcano Llaima.




In un’ulteriore escursione il gruppo del workshop VOBP ha visitato il Centro Interattivo Vulcanologico della Araucanía, nel campus dell’Università de La Frontera a Pucón (Figura 11).

Altre attività
La sera di giovedì 16 novembre si è tenuta una discussione, facilitata dai partecipanti al workshop di madrelingua spagnola, tra le autorità di protezione civile locali del SENAPRED (Servicio Nacional de Prevención y Respuesta ante Desastres, la protezione civile cilena) ed i residenti di Pucón, la cittadina sede del workshop, su cui incombe il rischio di lahar e ricaduta di cenere dal vulcano Villarrica (Figura 12).

Il sabato 18 novembre, prima di ripartire, i partecipanti hanno visitato la sede dell’Osservatorio Vulcanologico Delle Ande del Sud (OVDAS, Figura 13) a Temuco. L’OVDAS è l’osservatorio statale del Cile che sorveglia e monitora 45 vulcani attivi del Paese su un territorio di circa 4500 km di estensione con circa 90 vulcani attivi, i più alti dei quali raggiungono oltre 6500 m di altitudine.

In conclusione
Questa edizione del workshop è stata organizzata principalmente dal SERNAGEOMIN (il servizio geologico e minerario nazionale cileno) e dalla locale Università de La Frontera. I finanziamenti per l’organizzazione e lo svolgimento di questa edizione del workshop, oltre che da INGV e VDAP come detto, provengono da SERNAGEOMIN e Università de La Frontera, e dallo IAVCEI (International Association of Volcanology and Chemistry of the Earth Interior). Oltre la metà dei partecipanti al workshop ha ricevuto un sostegno economico parziale o totale. La partecipazione ha riguardato osservatori dai seguenti Paesi: Argentina, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, El Salvador, Etiopia, Filippine, Giappone, Guatemala, Italia, Indonesia, Messico, Nicaragua, Nuova Zelanda, Perù, Regno Unito, Repubblica Democratica del Congo, Singapore, Stati Uniti d’America, Tonga, Vanuatu.
La pericolosità vulcanica e la sua comunicazione sono temi complessi, con ricadute estremamente importanti. Questi ricchi momenti di confronto internazionale e di scambio sono di essenziali per consentire un continuo miglioramento delle procedure messe in campo dagli osservatori vulcanologici nel mondo.
Per sapere di più sui risultati delle precedenti edizioni dei workshop VOBP:
https://appliedvolc.biomedcentral.com/articles/10.1186/s13617-019-0082-8
https://appliedvolc.biomedcentral.com/articles/10.1186/s13617-021-00112-9
