Quando Paperino affrontò il vulcano… (una storia di Natale)
di Gianfilippo De Astis
“The Black Pearls of Tabu Yama” è una storia lanciata e pubblicata dalla Walt Disney nel dicembre del 1957, che racconta di Paperino alle prese con un vulcano. Originariamente, il fumetto trovò collocazione nel primo speciale dedicato al Natale da parte di quello che sarebbe divenuto il parco divertimenti “tematico” più famoso al mondo, inaugurato solo un paio di anni prima: Disneyland!
Si trattava di un numero in cui vari artisti avevano avuto il compito di creare storie natalizie che potessero o dovessero adattarsi alle varie attrazioni costruite a Disneyland. E così Carl Barks – l’uomo dei paperi – si inventò “The Black Pearls of Tabu Yama” che, come si intuisce dal titolo, è una storia le cui azioni sono inizialmente spinte dalla ricerca di rare e preziose perle nere su un’isola remota… In Italia, l’avvincente storia a fumetti uscì esattamente un anno dopo col titolo: Paperino e il Natale vulcanico.
Nota: avremmo voluto inserire nell’articolo le stupende vignette originali del fumetto, ma non possiamo farlo per motivi di copyright. Pertanto vi invitiamo a scoprire il fumetto nella sua versione originale al link su indicato per immergervi nella forza delle immagini e del racconto di Barks.
Il tempo del racconto è quello che precede il Natale, allorquando Paperino, Qui, Quo, Qua e Zio Paperone tentano di approdare su un’isola deserta dei mari del Sud, dove l’avaro riccastro intende impossessarsi delle perle nere del titolo originale, frutto speciale delle ostriche locali. Se l’isola è selvaggia e disabitata è perché si tratta di un atollo vulcanico (figura 1) in cui si verificano, regolarmente, potenti e pericolose eruzioni a cadenza di due volte al giorno (certo, sarebbe bello se i vulcani fossero metronomi di tale regolarità ma, pur sapendo bene che non sono mai stati osservati sistemi vulcanici così “svizzeri”, dobbiamo considerare che le conoscenze vulcanologiche del 1957 potevano consentire qualsiasi ipotesi sul funzionamento di un vulcano…).

Figura 1 – Vista della laguna di Moorea e del Mt. Tohivea: questo rilievo è ciò che rimane di un vulcano non più attivo, formatosi tra 1.9 e 1.5 milioni di anni, e ora circondato da una barriera corallina. Il vulcano Mo’orea è situato nel Pacifico meridionale ed è parte dell’arcipelago delle Isole Society (Tahiti, Bora-bora, etc.), che sono state formate della risalita di magma prodotto dall’hot-spot Society. Questa foto è soggetta alle licenze Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Ma torniamo alla nostra storia…
Nonostante le difficoltà di approdo, approfittando dell’alta marea, i paperi riescono a far entrare il battello nella baia interna dell’atollo e Paperone si dedica immediatamente alla ricerca delle ostriche. Tuttavia, poco dopo, l’imbarcazione è risucchiata da una forte corrente verso una grotta sottostante il vulcano, e rimane incastrata all’imboccatura della grotta stessa, tappandola. In questo frangente, la radio di bordo si danneggia irreparabilmente lasciando il gruppo di paperi in balia della Natura e della sorte. I nostri amati pennuti rimangono così intrappolati nell’atollo selvaggio, tagliato fuori dalle rotte marine, e si adattano a vivere da naufraghi con solo deboli speranze di essere prima o poi avvistati da qualcuno.
Il fumetto ci fa balenare quasi subito un interrogativo che incute timore al lettore: riusciranno i nostri eroi a lasciare l’isola o (col permesso del vulcano) ci rimarranno per sempre? E soprattutto, potrà Babbo Natale consegnare i suoi doni natalizi a Qui, Quo, Qua? Siamo già ad una prima svolta narrativa che ci conduce verso una domanda importante: noi, al posto loro, che faremmo? Restare o scappare? Un vulcano che nasconde ricchezze (e non solo perle) e insidie è un buon posto dove vivere o è un luogo da cui allontanarsi il prima possibile? Se la scienza – così come Paperino a inizio storia – ce lo dice esplicitamente: “Tabù Yama significa appunto: state lontani dalla montagna”, che si fa? Si rispetta l’indicazione o la si ignora? Sono domande che non si possono eludere!
Il fumetto prosegue e ci mostra che, fortunatamente, i paperi hanno viveri in abbondanza – cui si aggiunge una misteriosa cassa che Zio Paperone ha portato da Paperopoli e di cui non vuol rivelare il contenuto – e il capo spedizione può quindi “consolarsi” e ignorare la situazione raccogliendo perle in quantità. Se il proverbiale taccagno ha il solo pensiero di diventare ancor più ricco… viceversa, Qui, Quo, Qua, abituati a vivere il Natale con abbondanza di regali, giocattoli e leccornie, sono molto demoralizzati. In figura 2 un esempio di perle da ostriche dalla Polinesia Francese.
Figura 2 – Perle coltivate e conchiglia di ostrica perlifera Pinctada margaritifera. Crediti: Dugornay Olivier (2022). Ifremer. https://image.ifremer.fr/data/00789/90056/
Dopo un po’, i Paperi notano che il vulcano non sembra più attivo, e si chiedono il motivo dell’inattesa scomparsa delle esplosioni. Con un po’ di riflessione e l’aiuto dell’immancabile Manuale delle Giovani Marmotte – il portentoso volume che contiene tutto il sapere della perduta Biblioteca di Alessandria, più migliaia e migliaia di informazioni moderne – i tre nipotini ipotizzano che sia il battello incastrato nella grotta la ragione che impedisce alla corrente di marea di raggiungere il magma presente sul fondo del vulcano. In altri termini, intuiscono che, in condizioni “normali”, quelle eruzioni cadenzate due volte al giorno, si verificano in corrispondenza dell’alta marea, quando l’acqua di mare riesce a riversarsi all’interno del vulcano, giungendo fino alla camera magmatica!
Eruzioni … che hanno origine dall’acqua
Ecco che, a questo punto della storia, il fumetto ci pone davanti – pur senza saperlo – ad uno dei processi più studiati dalla vulcanologia moderna: l’interazione magma/acqua e le eruzioni freatomagmatiche! Queste eruzioni possono essere di vari tipi ed energia (per esempio quelle “surtseyane”, dall’isola di Surtsey, nata nel 1963 da un’eruzione vulcanica sottomarina), ma hanno tutte in comune quel processo di interazione tra magma e acqua, che ha implicazioni sia in termini di fenomeni fisici conseguenti al suo innesco sia per l’evoluzione di un’eruzione (figura 3). E quindi qualcosa in più occorre dirla, anche perché l’impatto finale sul territorio circostante può essere notevole e distruttivo.
Figura 3 – Eruzione freatomagmatica in mare poco profondo, con formazione dell’isola di Surtsey, in prossimità delle coste meridionali dell’Islanda (fotografia del 30/11/1963, sedici giorni dopo il suo inizio). Immagine tratta da Wikipedia e pubblicata sotto licenza NOAA (public domain; Autore: Howell Williams http://www.ngdc.noaa.gov/seg/hazard/slideset/28/28_580_slide.shtml)
Lo studio della teoria fisica che descrive i processi di trasformazione dell’energia e la dinamica dei fluidi nel corso dell’interazione magma-acqua si basa su più linee di indagine: la comprensione del comportamento fisico dell’acqua in condizioni di rapido riscaldamento e di quello del magma come materiale dalle caratteristiche fisico-chimiche variabili, ma comunque contenente gas disciolto; la comprensione dei cambiamenti (nell’esplosività) che si sviluppano dopo l’interazione tra i due, in presenza del surplus di gas derivante dall’acqua vaporizzata. La vulcanologia moderna affronta questi temi attraverso una serie di esperimenti di laboratorio che tentano di riprodurre quel “contatto” e conducendo osservazioni dettagliate dei depositi sul terreno la cui granulometria, composizione e struttura interna rispecchiano e documentano l’avvenuta interazione.
Uno dei più classici sviluppi di un’eruzione freatomagmatica è la formazione di flussi piroclastici, uno dei fenomeni più pericolosi e letali fra tutti i fenomeni eruttivi conosciuti (figura 4)
Figura 4 – Flusso piroclastico formatosi nel corso di una eruzione del vulcano Mayon (Filippine, 2018). I flussi piroclastici possono superare velocità di 50 m/sec e raggiungere temperature comprese fra 200 e 900 °C. Immagine tratta da Wikipedia, pubblicata sotto licenza: Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International. Autore: Jaycee Esmeria.
Torniamo ancora ai Paperi Disney e alla loro avventura…
Con arguzia, Paperino e i nipotini escogitano un sistema per liberare la barca intrappolata: saliti sulla cima del vulcano, fanno cadere un enorme masso sul suo cratere per ostruirne il condotto e la bocca eruttiva e non lasciare più sfogo al vapore, e al contempo aprono le porte del battello in modo che l’acqua entri all’interno del vulcano e provochi un’eruzione nel contatto col magma. L’idea è che il vapore, non potendo sfogarsi attraverso il condotto principale ed il cratere naturale, fluisca in direzione della barca facendola saltare e dunque liberandola. L’operazione è rischiosa, ma i quattro decidono almeno di provare ed in effetti tutto procede come previsto: soprattutto Paperino si rivela abilissimo nel catturare con un lazo (wow!) il battello che viene sparato via dalla forza dei gas vulcanici.
Nel frattempo, Paperone ha ormai raccolto un gran numero di perle e tutti, quindi, potrebbero riprendere la rotta per Paperopoli… Ma in questa sequenza di avventurosi eventi è arrivato proprio il giorno di Natale. I nostri amici non possono che trascorrerlo sull’isola e pensano di festeggiarlo nel migliore dei modi: un albero di Natale si può fare anche con le foglie di palma! E le sorprese non sono finite: una pioggia di ceneri bianche emesse dal vulcano scende dal cielo sui nostri Paperi, e nonostante le perplessità dello Zione, per i piccoli paperi è subito neve!
Il più classico dei “White Christmas” lo regala quindi un magma riolitico (direbbe il vulcanologo), l’unico in grado di produrre ceneri bianche come la neve (figura 5). Infine, l’ultima pagina del fumetto svela finalmente il contenuto della misteriosa cassa nelle mani di Zio Paperone: si tratta di addobbi e regali per Qui, Quo, Qua, da aprire proprio nell’eventualità che la banda di Paperi fosse rimasta sull’isola fino al fatidico 25 dicembre…
Figura 5 – Lamina centimetrica di ceneri bianche intercalata a sequenza di depositi vulcanici (Isola di Vulcano, Eolie). Fotografia di Gianfilippo De Astis
Morale della favola? Vivere sotto o intorno a un vulcano è quasi sempre possibile e se ne possono trarre benefici e svantaggi o, talvolta, andare incontro a pericoli estremi, persino letali. Questa consapevolezza, sommata alla migliore conoscenza possibile del sistema vulcanico, sono gli unici strumenti su cui gli esseri umani possono contare per affrontare un elemento della Natura potente, complesso e meraviglioso al tempo stesso. Senza scordare che, come Zio Paperone ha una cassa di addobbi e regali pronti per fare Natale ovunque, è saggio farsi trovare sempre preparati da un evento vulcanico, muniti di una lista di comportamenti da adottare che ci faranno stare un po’ più al sicuro. (https://rischi.protezionecivile.gov.it/it/vulcanico/sei-preparato/)
E BUON NATALE a tutti voi, gentili amiche e amici che seguite INGVvulcani!
Immagine di copertina – Sulla Fossa di Vulcano. Il collega di spalle è Tullio Ricci. Fotografia di Gianfilippo De Astis




