Un aggiornamento sulla attività eruttiva dell’Etna
Aggiornamento al 9 gennaio 2026

Immagine aerea termica della porzione attiva del campo lavico in Valle del Bove, ripresa la mattina del 9 gennaio, in cui si osservano i due flussi lavici attivi.
Prosegue, in tono minore, l’attività effusiva dell’Etna iniziata il 1° gennaio alla bocca di quota 2100 metri sul livello del mare localizzata all’interno del settore nord-occidentale della Valle del Bove.
In dettaglio, i dati della rete multiparametrica di monitoraggio dell’Osservatorio Etneo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV-OE) hanno evidenziato che a partire dal 6 gennaio si è verificata una sensibile diminuzione del tasso effusivo alla bocca che ha prodotto l’arresto dei fronti lavici più avanzati localizzati fra i rilevi di Rocca Musarra e Rocca Capra, producendo un graduale arretramento del campo lavico attivo.
In particolare, dai rilievi di terreno e con l’ausilio del drone realizzati dal personale dell’OE durante la giornata odierna è stato evidenziato che dalla bocca di quota 2100 metri viene emesse una colata lavica che si divide in due flussi principali subito ad est di M. Simone i cui i fronti lavici attivi si localizzano a una quota di circa 2000 metri e 1900 metri s.l.m.
Aggiornamento al 4 gennaio 2026

L’attività eruttiva dell’Etna, ormai da diversi giorni, si è stabilizzata e, pertanto, prosegue senza variazioni l’emissione lavica alla bocca di quota 2100 m s.l.m. con un basso tasso effusivo. I rilievi giornalieri di terreno del campo lavico, realizzati dal personale dell’Osservatorio Etneo (INGV-OE), hanno evidenziato che il fronte lavico più avanzato, che nella giornata di ieri aveva raggiunto la quota di 1360 m s.l.m. subito a monte del rilievo di Rocca Capra, è fermo ed in raffreddamento dopo aver percorso una distanza di circa 3,4 km.
Rimane molto attiva la porzione centrale del campo lavico, a monte del rilievo di Rocca Musarra, con la presenza di diversi flussi lavici in sovrapposizione. I rilievi di terreno hanno evidenziato che il fronte più avanzato di questi flussi ha raggiunto la quota di 1400 m s.l.m. attestandosi a monte del rilievo di Rocca Capra. Contestualmente, prosegue ad intensità variabile la debole attività esplosiva stromboliana al Cratere Voragine che produce occasionali e deboli emissioni di cenere che si disperdono rapidamente in area sommitale.
Aggiornamento al 3 gennaio 2026
Prosegue, senza sostanziali variazioni, l’attività eruttiva dell’Etna. In particolare, i rilievi giornalieri di terreno e da drone del campo lavico, realizzati dal personale dell’Osservatorio Etneo (INGV-OE), hanno evidenziato che continua l’attività effusiva alla bocca di quota 2100 m s.l.m. caratterizzata da un basso tasso effusivo (Figura 4)

Durante il corso della mattina il fronte lavico più avanzato ha raggiunto la quota di 1360 m s.l.m. avanzando lentamente, in accordo con le simulazioni dello sviluppo della colata realizzate dall’Osservatorio Etneo, mentre la porzione centrale del campo lavico risulta più attiva ed è interessata dalla progressione di diversi flussi lavici a monte del rilievo di Rocca Musarra fra quota 1800 e 1700 m s.l.m. Attualmente, il fronte più avanzato di questi flussi, in sovrapposizione nella parte centrale del campo lavico, ha raggiunto la quota di 1600 m s.l.m. (Figura 5).

Aggiornamento al 2 gennaio 2026
L’eruzione dell’Etna, iniziata il 24 dicembre 2025, a partire dal pomeriggio del 1° gennaio 2026 è stata interessata da una nuova fenomenologia caratterizzata dall’apertura di una piccola fessura eruttiva ad una quota di circa 2100 m s.l.m. localizzata subito a monte del M. Simone, alla base della parete nord della Valle del Bove.
Da questa fessura eruttiva, interessata da una debole attività esplosiva e da un basso tasso effusivo medio (circa 5m3/s) misurato da dati satellitari, viene emessa una colata lavica che si sta sviluppando all’interno della porzione centrale della desertica Valle del Bove.

Questa mattina i dati forniti dall’Osservatorio Etneo hanno evidenziato che la lunghezza massima del campo lavico era di circa 2.8 km e il fronte lavico più avanzato si attestava a una quota di circa 1420 m s.l.m. alle ore 12.30, subito a est del rilievo di Rocca Musarra.

Contestualmente prosegue una debole attività esplosiva stromboliana al Cratere Voragine che produce blande emissioni di cenere. Le simulazioni relative al possibile sviluppo della colata lavica, realizzate dall’Osservatorio Etneo, hanno evidenziato che se il tasso effusivo alla bocca si mantiene costante, la colata lavica rimarrà confinata all’interno della desertica Valle del Bove.

