Sull’Etna, a scuola di droni con l’INGV
di Emanuela De Beni, Cristina Proietti e Tullio Ricci
Si è da poco conclusa la prima “Volcanological Flying School: How to monitor active volcanoes by UAS”, sull’uso dei droni nel monitoraggio vulcanico tenutasi dal 19 al 23 maggio 2024 presso la sede decentrata di Nicolosi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – Osservatorio Etneo (Figura 1).

Tra le oltre 90 richieste di partecipazione pervenute, sono stati selezionati venti tra dottorandi e dottorande, assegnisti e assegniste di ricerca, sulla base dei loro curricula e dell’affinità tra il loro ambito di ricerca e gli argomenti trattati nella scuola.
La giornata del 20 maggio
Precedute da un tipico aperitivo siciliano di benvenuto domenica 19 maggio, le attività sono iniziate lunedì 20 con i saluti del Direttore dell’INGV-OE, Stefano Branca, e del Responsabile dell’Unità Funzionale di Vulcanologia e Geochimica Giuseppe Salerno, i quali hanno illustrato l’evoluzione geologica dell’Etna e le tecniche di monitoraggio applicate a questo vulcano, che si dimostra sempre più un laboratorio naturale.
Le lezioni sono state tenute da personale INGV delle sedi di Catania, Roma e Napoli e dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, ed hanno trattato i diversi aspetti del monitoraggio vulcanologico (Figura 2).

Le lezioni non sono state focalizzate solo sui droni, perché un aspetto fondamentale di questo lavoro è individuare ed utilizzare l’approccio più indicato a seconda delle circostanze e degli obbiettivi da raggiungere. Attenzione particolare è stata rivolta agli aspetti della sicurezza e della regolamentazione nell’uso di questi mezzi, che sono sempre più diffusi. Si è parlato anche di altri vulcani (Stromboli, Vulcano, Cumbre Vieja alle Isole Canarie e Krafla – in Islanda) e di come i droni abbiano facilitato e velocizzato i rilievi geologici, ad esempio nella raccolta di dati strutturali.
Considerando la grande quantità e varietà di dati acquisibili, si è discusso anche della loro catalogazione per consentirne la rapida consultazione e analisi, al fine di caratterizzare e quantificare quanto osservato con i droni.
Poiché con il termine drone si intende, in generale, un veicolo pilotato da remoto (non necessariamente un velivolo), si è anche parlato del nuovo catamarano autonomo che verrà usato a Stromboli per realizzare il modello 3D del fondale prospiciente la Sciara del Fuoco.
La prima giornata è stata, quindi, ricca di spunti di riflessione e di confronto con i partecipanti che si sono dimostrati molto attenti e pieni di curiosità.
La giornata del 21 maggio
Nonostante il forte vento, le successive giornate svolte sul campo sono state soleggiate e ci hanno permesso di mostrare ai partecipanti sia la bellezza dell’Etna che le difficoltà connesse al lavoro in alta quota. Le lunghe camminate hanno incentivato lo scambio di idee e la formazione di nuove amicizie in un clima di collaborazione, che dovrebbe essere sempre alla base della ricerca scientifica.
Il 21 maggio si è svolta, sul versante Sud, la prima giornata di lavoro sul terreno. Dopo una dimostrazione di volo, sono state date indicazioni su come volare in sicurezza e come ottenere i migliori prodotti considerando le condizioni, a volte estreme, in cui può capitare di lavorare (Figura 3).

Saliti sui coni di scorie dell’eruzione 2002-2003, osservando il cratere di Sud Est, si è parlato dell’evoluzione dei crateri sommitali dell’Etna e dei rischi associati alla porzione sommitale del fianco sud del vulcano, non solo per i turisti ma anche per gli operatori (Figure 4 e 5).


La discesa, effettuata saltellando lungo il sabbione della Montagnola, ha consentito di osservare il rift di Sud nella sua interezza e sullo sfondo il golfo di Catania(Figura 6).

La giornata del 22 maggio
La giornata del 22 maggio è stata dedicata ai laboratori per approfondire le tematiche introdotte precedentemente, iniziando con le metodologie di analisi dei dati satellitari. Si è poi proseguito con il processamento dei dati acquisiti da drone e la dimostrazione di come i relativi prodotti possano essere utilizzati, tramite la realtà virtuale, a scopo di ricerca, didattico e divulgativo.
Gli studenti e le studentesse hanno sperimentato la realtà virtuale immersiva, visualizzando in 3D le fratture del vulcano islandese Krafla e una fotografia scattata a 360° durante la prima giornata di terreno. Sono state, infine, presentate le metodologie di analisi tramite GIS (Geographic Information System) dei dati estratti da drone.

La giornata del 23 maggio
La seconda giornata sul terreno, il 23 maggio, si è svolta sul versante Nord dell’Etna. L’attività è iniziata in prossimità dell’osservatorio di Pizzi Deneri (2818 m s.l.m.), per poi continuare con l’osservazione della stratigrafia esposta lungo la parete della Valle del Bove e la discesa a piedi lungo il rift di Nord Est (Figure 8 e 9).


La giornata si è conclusa in bellezza al Rifugio Citelli con il ricercatore Mario Mattia che ha presentato un seminario intitolato “Eruzioni vulcaniche e catastrofi climatiche: il caso dell’eruzione del vulcano Tambora (1815)”, il soffio delle candeline per Arianna, una delle partecipanti, e la luna piena sul mare (Figure 10 e 11)!


Ringraziamenti
Un ringraziamento particolare va all’INGV e all’Associazione Italiana di Vulcanologia che hanno finanziato la scuola, nonché al personale dell’INGV-OE che ci ha accompagnato in montagna e supportato durante tutto l’evento. Un affettuoso grazie va al “B&B La porta dell’Etna” e al “Rifugio Citelli” per la calorosa ospitalità. Infine, un sentito grazie agli amici di Dronissimo – Aerial Solution per il loro contributo.

