L’intrusione magmatica del 13 maggio 2008: un evento chiave per interpretare le eruzioni laterali dell’Etna
L’intrusione del 13 maggio 2008 è uno dei casi più chiari di intrusione magmatica laterale dell’Etna, riconoscibile grazie alla perfetta coerenza tra fratture superficiali, migrazione degli ipocentri dei terremoti e bilancio energetico tra la spinta del magma e l’energia rilasciata dagli stessi sismi. L’integrazione in tempo reale di osservazioni di campo e dati geofisici ha permesso di seguire l’intrusione passo dopo passo, distinguendo con precisione le fasi di avanzamento del dicco magmatico da quelle di arresto. Un evento chiave per comprendere la dinamica delle eruzioni laterali del vulcano, le più pericolose per le popolazioni etnee.
di Alessandro Bonaccorso, Elisabetta Giampiccolo, Carla Musumeci, Marco Neri
L’eruzione del 13 maggio 2008 può essere ritenuta, per chi studia l’Etna, uno di quegli eventi in cui il vulcano ha mostrato chiaramente ciò che di solito avviene in profondità, nascosto nel sottosuolo a centinaia di metri di profondità. Quella mattina, sul fianco settentrionale dell’Etna, un dicco magmatico ha iniziato a propagarsi dal centro del vulcano verso Nord, come risultato della pressione del magma che cercava una via laterale verso l’esterno. Non ha raggiunto la superficie e non ha quindi generato un’eruzione sul fianco Nord, perché nel frattempo la stessa frattura si è propagata anche verso Sud producendo un’eruzione laterale nella Valle del Bove. Questo evento ha tuttavia lasciato una firma ben precisa: un campo di fratture “secco” (cioè fratture del suolo da cui non emerge magma), ben leggibile, che ancora oggi rappresenta uno dei casi più chiari di interazione tra intrusione magmatica e deformazione superficiale (Figura 1).

In quella giornata la situazione si era inizialmente rivelata particolarmente delicata e preoccupante: la posizione e la direzione del dicco nel settore settentrionale sembravano, infatti, ricalcare il drammatico scenario del marzo 1981. In quell’occasione, la fessura eruttiva si propagò rapidamente per circa 7 km verso il paese di Randazzo e la lava, fuoriuscita a quote basse, causò ingenti danni al territorio, seppellendo e interrompendo la ferrovia Circumetnea e la principale strada statale della zona.
L’aspetto straordinario dell’intrusione del 2008 non è stato tanto la sua intensità, quanto la possibilità di poterla osservare contemporaneamente in superficie e in profondità. Mentre le fratture si aprivano tra piroclastiti, lave e nelle chiazze di neve ancora presenti a fine primavera a nord del Cratere di Nord-Est, le reti di monitoraggio strumentale dell’INGV registravano una chiara migrazione della sismicità lungo una direzione che seguiva la traiettoria del dicco. È raro che un vulcano offra la possibilità di seguire una tale sincronia tra ciò che accade in superficie e ciò che accade nel sottosuolo, e proprio per questo il 13 maggio 2008 è diventato un caso di studio che consideriamo fondamentale per comprendere questi meccanismi.
Le fratture superficiali, orientate prevalentemente N-S e NNO-SSE, si sono disposte lungo una fascia larga diverse centinaia di metri (Figura 1). La loro apertura, distribuzione e geometria testimoniano un processo molto chiaro: il magma era riuscito a salire e ad incunearsi fin negli strati più superficiali del vulcano, a una profondità compresa tra 200 e 600 metri, ma senza riuscire a raggiungere la superficie. Non si tratta di una stima casuale: è il risultato di una relazione ben nota tra la profondità di un dicco e la distanza tra le zone di massima fratturazione superficiale. In altre parole, la superficie topografica si è fratturata “registrando” la posizione dell’intrusione. E ciò che rende questo dato ancora più convincente è che le profondità calcolate coincidono perfettamente con le informazioni provenienti dalla sismicità e dalla modellazione geodetica.
La sismicità, infatti, ha consentito di seguire l’evoluzione spazio-temporale del dicco passo dopo passo. Gli ipocentri degli eventi sismici prodotti dalla fratturazione delle rocce segnavano l’avanzare del dicco in direzione Nord. Ma il dettaglio più interessante non è stato tanto la migrazione degli ipocentri, quanto il cambiamento nei meccanismi focali di questi eventi da fratturazione: all’inizio dominavano meccanismi focali normali e trascorrenti, tipici di un regime estensionale in cui il terreno si apriva, la frattura magmatica avanzava ed il magma si incuneava in essa; tutto era coerente con la dinamica di un dicco in propagazione. Ma ad un certo punto qualcosa è cambiato. I meccanismi focali hanno iniziato a mostrare componenti inverse, segno che il sistema stava entrando in una fase compressiva. È un passaggio sottile ma decisivo: quando compaiono meccanismi focali inversi, significa che la pressione magmatica non è più sufficiente a vincere la tensione locale. Il dicco comincia a “sentire” resistenza, rallenta, si blocca, e poi inizia a solidificare (Figura 2).

A confermare questa interpretazione arriva in soccorso il “bilancio energetico” tra l’energia posseduta dal dicco disponibile per propagarsi, e l’energia rilasciata dalla sismicità durante la sua propagazione. Ogni dicco ha un certo “budget” di energia disponibile per muoversi nella crosta. Il budget di energia del dicco può essere valutato già nella fase iniziale attraverso le deformazioni indotte dall’intrusione, rilevate dalle reti di monitoraggio, che consentono una stima delle dimensioni del dicco. Se questo budget di energia si esaurisce, l’intrusione non può più avanzare. Nel caso del 13 maggio 2008, l’energia sismica rilasciata durante la propagazione, espressa in termini di momento sismico cumulato, coincide quasi perfettamente con l’energia elastica attesa dal dicco modellato. È come se il sistema avesse speso tutto ciò che aveva a disposizione: nessuna energia residua, nessuna possibilità di avanzare oltre. Il dicco si è fermato perché non poteva fare altro ed il magma ha iniziato a solidificarsi all’interno della frattura (Figura 3).
Questa convergenza di dati tra fratture superficiali, meccanismi focali e bilancio energetico è ciò che rende il caso del 2008 così importante. Raramente l’intrusione di un dicco offre un quadro così coerente e completo. La superficie racconta una storia, la sismicità la conferma, il bilancio energetico suggella definitivamente lo schema interpretativo. Tutto converge verso la stessa conclusione: il dicco si è arrestato in modo naturale, perché il sistema aveva esaurito la sua capacità di propagazione.

Per chi si occupa di rischio vulcanico, questo episodio è più di un caso di studio: è un esempio di come si possa interpretare in tempo reale la dinamica di un’intrusione. Le fasi iniziali sono sempre le più delicate, perché un dicco laterale può trasformarsi rapidamente in un’eruzione effusiva a bassa quota che può minacciare aree abitate, come accaduto drammaticamente nel 1669 ma anche in occasione delle eruzioni del 1981 e del 1992. Capire quando un dicco si sta fermando è fondamentale: il 13 maggio 2008 ci mostra che è possibile farlo integrando osservazioni di campo, sismicità e bilancio energetico.
L’evento del 13 maggio 2008 dimostra quindi, con chiarezza, che l’integrazione simultanea tra osservazioni condotte sulla superficie dell’apparato vulcanico e dati geofisici acquisiti in tempo reale consente di ricostruire in modo più completo la dinamica di un’intrusione magmatica. La coerenza tra geometria del campo di fratture, migrazione degli ipocentri dei terremoti, evoluzione dei meccanismi focali e bilancio energetico fornisce un quadro interpretativo univoco, capace di distinguere con maggiore affidabilità le fasi di propagazione da quelle di arresto. Questo approccio multidisciplinare, applicato in tempo reale, rappresenta uno strumento essenziale per comprendere i processi eruttivi e per valutare con maggiore precisione gli scenari evolutivi potenzialmente associati alle intrusioni laterali dell’Etna.
Un articolo scientifico focalizzato su questo argomento e dove troverete ulteriori approfondimenti è stato pubblicato il 15 luglio 2026 sulla rivista Frontiers in Earth Sciences -Sec. Solid Earth Geophysics, liberamente accessibile qui.
Bibliografia
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