Non c’è due senza tre! Terza eruzione dell’Etna in tre giorni

di Boris Behncke

La mattina del 19 febbraio 2021, il Cratere di Sud-Est dell’Etna ha prodotto un terzo episodio eruttivo parossistico nel giro di  pochi giorni, ripetendo in gran parte le fenomenologie già osservate durante i due eventi precedenti.

Dopo l’episodio eruttivo di tipo parossistico avvenuto la  notte del 18 febbraio 2021, l’attività dell’Etna è tornata in uno stato di calma durato poco più di 30 ore. In questo intervallo si sono osservate solo alcune deboli esplosioni dal Cratere di Sud-Est (Figura 1) e dagli altri crateri sommitali, che sono rimasti in modesta attività anche dopo l’inizio dell’attuale sequenza di episodi parossistici.

Figura 1 – Debole attività esplosiva alla bocca orientale del Cratere di Sud-Est all’alba del 19 febbraio 2021, vista da Tremestieri Etneo, sul fianco meridionale del vulcano. Foto di Boris Behncke, INGV.

Poco prima delle ore 09:00 locali del 19 febbraio, un piccolo flusso lavico ha cominciato a fuoriuscire dalla bocca orientale del Cratere di Sud-Est, attraverso una “nicchia”presente lungo l’orlo craterico formatasi durante il parossismo del 18 febbraio. Contemporaneamente sono aumentate, sia in frequenza che in intensità, le esplosioni stromboliane dalla medesima bocca e da un’altra, posta sempre nella parte orientale del Cratere di Sud-Est (nell’area chiamata, per alcuni anni “Nuovo Cratere di Sud-Est”), mentre l’ampiezza del tremore vulcanico ha cominciato ad aumentare, prima gradualmente, poi sempre più repentinamente.

Figura 2 –  Immagine della telecamera termica a Monte Cagliato, sul versante orientale dell’Etna, ripresa alle ore 09:09 locali (08:09 UTC) del 19 febbraio 2021. Si vedono le anomalie termiche (zone bianche) prodotte dall’emissione di una piccola colata lavica e da esplosioni al Cratere di Sud-Est.

L’attività alle bocche nella parte orientale del Cratere di Sud-Est si è progressivamente intensificata (Figura 3a) e alle 09:45 getti di lava pulsanti fuoriuscivano da diversi punti ubicati lungo una frattura orientata est-ovest (Figura 3b). Nei minuti successivi, si sono progressivamente attivate altre bocche più verso ovest, nella direzione di quella conosciuta come “bocca della sella”, posta sul fianco meridionale del cono del Cratere di Sud-Est, mentre alle bocche orientali è cominciata una classica attività di fontane di lava (Figura 5a).

Figura 3 – Immagini della telecamera di sorveglianza termica sulla Montagnola (alto versante meridionale dell’Etna), che mostrano il graduale aumento dell’attività eruttiva da due bocche poste nella parte orientale del Cratere di Sud-Est, fra le ore 09:26 (a) e 09:43 locali (b).

Si è formata una colonna eruttiva carica di materiale piroclastico, che si è rapidamente innalzata per diversi chilometri al di sopra della sommità dell’Etna (Figura 4).

Figura 4 – Colonna eruttiva alle ore 10:15 del 19 febbraio 2021, vista dalla zona dell’abitato di Pisano. Foto di Boris Behncke, INGV.

Alle ore 09:53, anche la “bocca della sella” ha cominciato a produrre fontane di lava (Figura 5b), alimentando un trabocco lavico che si è diretto verso sud-ovest, sulle tracce delle colate laviche dei parossismi di dicembre 2020.

Figura 5 – Immagini della telecamera di sorveglianza termica sulla Montagnola. (a) Fontana di lava dalle bocche orientali del Cratere di Sud-Est alle ore 10:15 locali; (b) seconda fontana di lava (più a sinistra) prodotta dalla “bocca della sella” del Cratere di Sud-Est.

Da allora in poi e fino alle ore 10:50 circa, è continuata l’attività di fontana di lava, con getti che spesso hanno raggiunto altezze fra 600 e 700 m (Figura 6).

Figura 6 – Immagine della telecamera termica a Monte Cagliato ripresa alle ore 10:26 locali del 19 febbraio 2021, nella fase più intensa dell’episodio parossistico. Si notano fontane di lava alte circa 600-700 m e colate di lava ancora molto corte, accompagnate da forte ricaduta di materiale piroclastico caldo sulla parete occidentale della Valle del Bove.

Attraverso osservazioni satellitari è stato stimato che la colonna eruttiva ha raggiunto un’altezza superiore ai 10 km sul livello del mare (Figura 7). I prodotti dell’eruzione sono stati trasportati dal vento in direzione sud-est, come già accaduto in occasione della fontana avvenuta il 18 febbraio. Di conseguenza, la ricaduta di cenere e lapilli ha colpito lo stesso settore con gli stessi abitati del parossismo precedente, in un’area compresa tra Zafferana Etnea ed Acireale.

Figura 7 – Colonna eruttiva prodotta durante il parossismo del Cratere di Sud-Est dell’Etna del 19 febbraio 2021, fotografata dalla località di Passopomo, vicino a Santa Venerina, versante sud-orientale etneo.

Le colate laviche in discesa dalle bocche orientali del Cratere di Sud-Est hanno seguito più o meno i percorsi di quelle precedenti relative agli eventi del 16 e 18 febbraio, con un flusso principale diretto verso la parte centrale della Valle del Bove e flussi di dimensioni più contenute verso nord-est e sud-est. Si sono osservate spettacolari interazioni esplosive tra le colate di lava e la neve (Figura 8), che hanno prodotto in diverse occasioni fenomeni estremamente simili a flussi piroclastici (guardate lo spettacolare video di questi flussi registrato da Alberto Uccellatore), ma generati da meccanismi chiamati idromagmatici o freatomagmatici, in punti lontani dalle bocche eruttive.

Figura 8 – Colonna eruttiva principale (al centro) e nube di cenere e vapore generata da interazione esplosiva fra lava e neve (a destra), alle ore 10:50 del 19 febbraio 2021, viste dalla zona di Monterosso, versante sud-orientale etneo. Foto di Boris Behncke, INGV.

Questi flussi, spesso associati a colate di fango (lahar) a causa della fusione della neve, hanno comunque percorso solo poche centinaia di metri dai punti d’origine prima di fermarsi lungo la parete occidentale della Valle del Bove. I fronti lavici più avanzati si trovavano ad una quota poco inferiore ai 2000 m.

Un altro flusso lavico, emesso dalla “bocca della sella”, si è diretto inizialmente verso sud, per poi girare verso sud-ovest a monte dell’antico cono di Monte Frumento Supino. Anche in questo caso, sono avvenute diverse esplosioni idromagmatiche al contatto fra la lava e la neve, generando pennacchi di vapore bianco.

L’attività di fontane di lava è andata avanti fino a poco prima delle ore 11:00, quando i getti lavici sono diventati pulsanti (Figura 9a). Nell’arco di una decina di minuti tutta l’attività esplosiva è terminata (Figura 9b), mentre ha continuato per un po’ una passiva emissione di cenere. Come negli episodi precedenti, l’alimentazione delle colate laviche è cessata con la fine delle fontane di lava, sebbene le colate, essendo ancora fluide, hanno continuato ad espandersi verso valle per alcune ore. Sullo stesso cono del Cratere di Sud-Est sono avvenuti frequenti crolli di materiale caldo che si è accumulato durante il parossismo, soprattutto sul suo fianco sud-orientale.

Figura 9 – Immagini della telecamera di sorveglianza termica sulla Montagnola. (a) Fontane di lava da tutte le bocche eruttive in attività pochi minuti della cessazione dell’attività di fontana di lava, ore 10:46 locali; (b) 0re 11:02 locali: non si osserva più alcuna attività esplosiva al Cratere di Sud-Est, il cui cono è ricoperto di materiale incandescente.

Questo terzo parossismo al cratere di Sud-Est in altrettanti giorni ha per molti aspetti ripetuto la stessa coreografia dei suoi predecessori, ed è probabile che in termini di volumi di materiale emesso (lava e materiale piroclastico), sia stato più o meno identico, ovvero alcuni milioni di metri cubi. Le colate di lava nel settore orientale hanno raggiunto lunghezze di 3-4 km, mentre la colata  sud-occidentale ha raggiunto una lunghezza compresa fra 1.5 e 2 km. Anche questo episodio parossistico si colloca perfettamente nella media di eventi di questi tipi degli ultimi decenni sull’Etna.