Etna, 30 anni dopo: La vendetta della Voragine
di Boris Behncke e Salvatore Giammanco

L’Etna è un vulcano straordinario per molti motivi. Uno di essi è la costante e rapida trasformazione della sua area sommitale, dove negli ultimi 115 anni sono nati quattro crateri: quello di Nord-Est (1911), la Voragine (1945), la Bocca Nuova (1968) e il Cratere di Sud-Est (1971). Tra questi crateri si è spesso instaurata una sorta di competizione per conquistare il primato di vetta dell’Etna, ma dal 1978 fino al 2021 è sempre stato il Cratere di Nord-Est a rappresentare la vetta, raggiungendo 3350 m nel 1981. Successivamente, la sua altezza si è progressivamente abbassata a causa di crolli dei suoi orli: all’inizio del 2021 misurava 3324 m di quota.
Queste variazioni di quota, unite alla stretta vicinanza tra i crateri – ad esclusione del Cratere di Sud-Est, che si è formato un po’ più distante dagli altri – hanno fatto sì che, in diverse occasioni, i prodotti eruttivi di un cratere si riversassero in quello adiacente. È quanto accaduto, ad esempio, nel 2015–2016 e nuovamente nel 2024, quando la Bocca Nuova è stata completamente colmata dal materiale eruttato dalla vicinissima Voragine. Altre volte il riempimento del cratere “recipiente” è stato solo parziale; tuttavia, in ogni caso ha portato all’ostruzione totale del condotto.
L’eruzione dell’Etna che ha avuto luogo dal 5 al 7 luglio 2026, ha mostrato questo fenomeno vulcanico in modo molto peculiare. Infatti, l’apertura di una frattura eruttiva (una cosiddetta “bottoniera”) sul fianco nord del cono terminale del cratere Voragine, ha prodotto una colata di lava ben alimentata che si è riversata interamente all’interno del cratere di Nord-Est, ricadendo con una spettacolare cascata dentro il condotto aperto di quest’ultimo (Figura 1). L’aspetto più particolare di questo evento è che nonostante il continuo ingresso della lava nel condotto, esso non è stato colmato né ostruito (Figura 2); invece è rimasto aperto e degassante, così com’era stato prima di questo evento eruttivo.


Tale fenomeno, per quanto raro, non è tuttavia unico. Infatti, esattamente 30 anni fa, nel luglio-agosto del 1996, avvenne un fenomeno del tutto analogo, ma a ruoli invertiti! In quel caso, fu il cratere di Nord-Est a emettere una colata lavica che si riversò per circa tre settimane all’interno del condotto aperto della Voragine, senza mai occluderlo: tutta la lava fu ingoiata dal pozzo in fondo al cratere (Figura 3).
Perché questa apparente inversione delle parti? La risposta sta nei cospicui cambiamenti di morfologia in area sommitale in questi ultimi decenni. Nel 1996 il Cratere di Nord-Est era il punto più alto dell’Etna, mentre la Voragine era una depressione a forma di imbuto, il cui orlo settentrionale coincideva con il fianco meridionale del Cratere di Nord-Est. Era precisamente da quest’ultimo che si è sviluppata quella colata lavica, che si è riversata dentro la Voragine. In quel periodo il Cratere di Nord-Est era in una fase di attività stromboliana (Figura 4) con emissione di diverse colate laviche verso ovest, est e, appunto, verso sud in direzione della Voragine.
Nel 2026 è invece la Voragine a costituire il punto culminante del vulcano, sovrastando la vetta del Cratere di Nord-Est con un dislivello di quasi 100 m. Inoltre, il fianco nord del cono della Voragine passa direttamente alla parete interna meridionale del Nord-Est con un pendio abbastanza ripido. E’ proprio questa la zona che è stata squarciata dalla frattura eruttiva apertasi il mattino del 5 luglio 2026.


Sul canale YouTube di INGVvulcani pubblichiamo il video della colata di lava che si sta riversando dal Cratere di Nord-Est verso la Voragine nell’estate del 1996 (di Salvatore Giammanco: https://youtu.be/TEik2Xd_Rp8).
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