L’Etna tra giugno e luglio 2026: attività esplosiva ed effusiva raccontata dall’Osservatorio Etneo dell’INGV
a cura dell’INGV Osservatorio Etneo
Tra la fine di giugno e l’inizio di luglio 2026, l’Etna ha regalato uno dei suoi spettacolari eventi eruttivi, tenuto sotto stretta osservazione e monitoraggio dagli esperti dell’Osservatorio Etneo-INGV (OE). È stata un’eruzione completa caratterizzata sia da colate di lava, che da spettacolari esplosioni stromboliane ed emissioni continue di cenere.
Il 26 giugno, intorno a mezzogiorno, personale dell’OE in campo osservava un flusso lavico prodotto da una bocca effusiva apertasi ad una quota di circa 3030 m s.l.m., nella parte terminale di un sistema di fratture che si era iniziato a sviluppare già dal 22 giugno alla base nord-orientale del cratere Voragine (Figure 1 e 2).


Nei primi giorni, l’effusione lavica ha generato un campo lavico semplice costituito da flussi lavici singoli, i cui fronti più avanzati si sono attestati tra 2750 e 2700 m s.l.m.. Osservazioni effettuate il 2 luglio mostravano già una situazione diversa, con il campo lavico che aveva sviluppato una morfologia complessa caratterizzata dalla sovrapposizione di diversi flussi, di tunnel lavici e molteplici bocche effimere, che generavano alcuni flussi lavici secondari (Fig. 3). In questa fase, si è inoltre attivato una piccola colata lavica da una bocca ubicata a circa 3200 m s.l.m., tra il cratere Voragine e il Cratere di Nord-Est, che ha raggiunto una lunghezza di soli 150 m.

Complessivamente, l’attività effusiva alla bocca di quota 3030 m è cessata il 4 luglio dopo aver alimentato un campo lavico che ha ricoperto un’area di circa 0,87 × 105 m2 con un volume di circa 2,6 × 105 m3 e una lunghezza massima di 1,2 km, il cui fronte più avanzato si è attestato alla quota di 2605 m s.l.m. (vedi Bollettino settimanale Etna 29/06/2026 — 05/07/2026).
Contestualmente all’attività effusiva, il cratere Voragine ha alimentato un’attività stromboliana discontinua da una bocca posta sul suo alto versante orientale, che si è via via intensificata con il passare dei giorni, mentre il tremore vulcanico — localizzato stabilmente sotto il cratere Voragine — ha mostrato una lenta crescita. Le deformazioni del suolo monitorate dalle reti dell’OE sono rimaste stabili, senza variazioni significative.
A partire da domenica 5 luglio, l’attività esplosiva è divenuta continua e si è ulteriormente intensificata in corrispondenza di una nuova fessura eruttiva, che dalla cima del cratere Voragine si è sviluppata in direzione NNE verso il Cratere di Nord-Est (Fig. 1). Lungo la fessura erano attive diverse bocche esplosive che alimentavano attività stromboliana ed emissioni di cenere formando una nube vulcanica alta circa 4,5 km s.l.m. che si disperdeva principalmente nei quadranti meridionali (Fig. 4).

La nube eruttiva ha prodotto una modesta caduta di cenere lungo il versante sud-orientale dell’Etna che ha causato la chiusura temporanea dell’aeroporto di Catania. Inoltre, dall’estremità nord-nordorientale della fessura eruttiva si generava un flusso lavico che si riversava all’interno del Cratere di Nord-Est.
L’attività esplosiva ed effusiva lungo la fessura eruttiva è gradualmente diminuita a partire dal pomeriggio del 6 luglio (Fig. 5), così come l’emissione di cenere, per poi cessare, quasi improvvisamente, nel primo pomeriggio del giorno seguente.

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